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Dalla localizzazione del dato alla capacità concreta di cambiare fornitore senza perdere controllo e continuità. Migrare al cloud non significa automaticamente conservarne il controllo. La sovranità si misura anche nella possibilità reale di uscire.

Un software sconosciuto non dovrebbe essere provato su un PC di produzione: servono identificazione, test, collaudo, autorizzazione e possibilità di rollback.

Il ticket misura un problema visibile. Il monitoraggio misura il lavoro che impedisce al problema di manifestarsi.

Molte organizzazioni chiamano help desk ciò che, in realtà, è un elenco di tecnici da contattare quando qualcosa non funziona. La differenza emerge nelle situazioni urgenti: richieste incomplete, telefonate ripetute, specialisti raggiunti direttamente e responsabilità difficili da ricostruire.

La NIS2 guarda soprattutto alla resilienza delle organizzazioni: reti, sistemi informativi, continuità operativa, gestione degli incidenti, sicurezza della supply chain e responsabilità del management. Il Cyber Resilience Act guarda invece alla sicurezza dei prodotti con elementi digitali: software, hardware, dispositivi connessi, componenti digitali, soluzioni remote e aggiornamenti di sicurezza lungo il ciclo di vita del prodotto. Due prospettive diverse, ma molto più vicine di quanto sembri.

Il rischio cyber sta cambiando natura: non riguarda più solo l’IT, ma continuità operativa, supply chain, cloud, dati e fiducia dei clienti. Anche le PMI devono cambiare approccio. Per anni molte aziende hanno considerato la cybersecurity come un tema tecnico: firewall, antivirus, backup, qualche password più robusta e, nei casi migliori, un controllo periodico dei sistemi. Oggi questo approccio non basta più.