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Per molte piccole e medie imprese manifatturiere italiane, la NIS2 rischia di essere percepita come l’ennesimo adempimento normativo da affidare all’IT o al consulente cyber. In realtà, il punto centrale è molto più concreto: capire quali attività aziendali dipendono da sistemi digitali e quanto sarebbero critiche se si fermassero.

Nel contesto digitale odierno, le risorse aziendali sono al tempo stesso asset di valore e potenziali vulnerabilità. Una strategia strutturata di Asset Management diventa quindi fondamentale non solo per la governance e la conformità, ma anche come pilastro della cybersecurity.

Nel contesto odierno, gli incidenti informatici non sono più una possibilità remota: accadranno. La differenza tra un evento contenuto e un disastro operativo dipende da quanto l’organizzazione è pronta ad affrontarlo prima, durante e dopo. Prepararsi non significa solo reagire velocemente, ma anche prevenire gli incidenti, riducendo drasticamente la probabilità che si verifichino.

In uno scenario aziendale sempre più digitalizzato, globale e interconnesso, non basta più prevenire i rischi: occorre saper resistere e ripartire. Due discipline — spesso confuse, ma complementari — rendono possibile questa capacità: la Business Continuity (BC) e il Disaster Recovery (DR). Integrate correttamente, rappresentano oggi la spina dorsale della resilienza operativa.

La cybersecurity non è più solo un tema tecnico da relegare all’IT: è diventata un fattore strategico, centrale per la protezione dei dati, la continuità operativa, la reputazione aziendale e la resilienza complessiva di un’organizzazione.

Il Rapporto CLUSIT 2025 – aggiornamento ottobre – fotografa un panorama di minacce in forte evoluzione, sia a livello globale che nazionale.